SERGIO SCABAR
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Nel silenzio delle cose |
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Promossa dall’Assessorato alla Cultura Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova - l’esposizione, a cura di Enrico Gusella, si snoda attraverso una serie di fotografie caratterizzate da una forte impronta originale, dovuta alla particolare stampa alchemica ai sali d’argento, che conferisce alle immagini un’affascinante “sensazione di mistero e di silenzio”. Nell’opera di Scabar vive una sorta di “teatro delle cose”, dove il fotografo costruisce mondi sempre diversi, creando così un autentico “mini palcoscenico” in cui ritroviamo presenze dove il buio crea atmosfere senza tempo. I protagonisti del suo “spazio teatrale”, sono oggetti semplici e quotidiani: bottiglie, libri, conchiglie e ciotole che, grazie ad un gioco di ombre e penombre, acquistano un alone di mistero e di ambiguità. La luce, appena accennata, è volutamente proiettata su piccoli particolari e il buio che pervade le fotografie permette ai profili degli oggetti di impossessarsi di una maestosità insolita. La scelta del taglio fotografico è in linea con l’intento dell’autore teso a stabilire un contatto con lo spettatore; infatti, una delle condizioni primarie per la stessa fruizione dell’immagine fotografica è l’osservazione da vicino. In questo modo la scala di grigi e le penombre delle foto stimolano una lettura non scontata o superficiale. Le fotografie in mostra emergono dall’ombra svelando sfumature, luci morbide e atmosfere surreali; il risultato tende a un silenzio, crea stupore, quasi soggezione e rispetto, per uno spettacolo preciso e misterioso in cui la dimensione del tempo è orientata verso il passato.
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SERGIO SCABAR
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SERGIO SCABAR Nel silenzio della luce, 2011
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Cidinôrs |
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Gli scatti mostrati rappresentano prevalentemente oggetti comuni del Friuli; la mostra si sviluppa nelle diverse sale del Museo, lungo il percorso museale, quasi a confondersi con gli stessi oggetti esposti.
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ANTONIO GIRBÉS
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Delirious City
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CARLO BACH
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CARLO BACH Senza titolo, 2011
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O’Clock. Design del tempo, tempo del design |
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Triennale Design Museum presenta O’Clock. Design del tempo, tempo del design, a cura di Silvana Annicchiarico e Jan van Rossem e con uno speciale progetto di allestimento di Patricia Urquiola, una grande mostra che nasce con lo scopo di indagare i rapporti fra tempo e design. La mostra è realizzata in partnership con il marchio di alta orologeria Officine Panerai che, in occasione dell’inaugurazione, presenterà un’installazione dedicata al design dei propri orologi. Se l’arte figurativa, il cinema e la fotografia hanno sviluppato una lunga e approfondita riflessione sul tema del tempo, il design si è spesso invece limitato a trattare questo argomento rinchiudendolo entro le categorie della precisione, della misurabilità, della funzionalità. Eppure i rapporti fra tempo e design sono molto più complessi e tali da aprire prospettive sorprendenti sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale. Un’ampia selezione di opere site-specific, installazioni, oggetti di design, opere d’arte, video di artisti e designer internazionali cercano di rispondere a domande come: “In che modo misurare il tempo?”, “Come mostrare il tempo che passa?”, “Come vivere in modo esperienziale il tempo?”. La tendenza apparentemente dominante oggi è la “presentificazione”, cioè un processo per cui la memoria diventa sempre più breve. Ci sono però sempre più forti tendenze che affermano l’inopportunità del ricordo, del passato. E sempre più debole è la capacità di immaginare il futuro. In questo quadro di appiattimento del tempo sul presente l’urgenza della mostra è essere quella di far vedere la multiprospetticità del tempo, il suo incessante lavorio e il suo trascorrere.
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